C’è qualcosa di irrimediabilmente datato nelle musiche dei Ventura, trio svizzero che rivendica orgogliosamente l’autodefinizione “indie-rock”. Noi diciamo che promulgano un noise- nell’accezione primigenia dei nineties, musica in grado d'unire mirabilmente tensione rumorosa tutta asperità e melodiche stranite.
Il taglio è grossomodo quello di NY e la formula power-trio (Philippe a chitarra e voce, Mike alla batteria, Diego al basso) restringe il campo d’azione evitando secche o sperimentalismi eccessivi. Compatti, corposi, ripetitivi e spesso chirurgici (à la Helmet, tanto per rimandare alla storia del rumore newyorchese) per ciò che riguarda la struttura strumentale dei pezzi, i Ventura si lasciano completamente andare su quello prettamente vocale.
La mobilità low-key della voce del chitarrista, tutt’altro che originale ma in grado di incastonare alla grande melodie nel rifferama della casa-madre, risulta spiazzante per rimandi inusitati (il cantato post-prog di Brace For Impact?) e atteggiamento disinvolto nel recuperare vocalità dimesse grunge-style (I Always Said He Was Weird, la sospesa Will Kill For Love, la rabbiosamente compressa Demons).
Una catapulta all’indietro, un tuffo carpiato in quel noise-rock che è forse l'ennesimo (annunciatissimo) revival. Oltre all'album, un 7” con David Yow (Jesus Lizard, Qui) è il secondo indizio che ne fa la prova.
(6.8/10)
Scheda: Ventura
Pubblicazione: 10 Giugno 2010
File under: noise-rock
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