La Sera Della Prima
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Genere

avventura

Durata

140’

Sceneggiatura

Brian Helgeland

Cast

Russell Crowe, Cate Blanchett, Max von Sydow, William Hurt

Musica

Marc Streitenfeld

Fotografia

John Mathieson

Montaggio

Pietro Scalia

Data

01 Giugno 2010

Uscita Film

Maggio 2010

trailer

Robin Hood

Ridley Scott (USA - GB, 2010)

In Come vi piace di William Shakespeare il duca, esiliato nella foresta di Arden, si chiede se quella sua vita esposta al gelo e ai pericoli non fosse diventata assai più dolce di quell’altra, affatturata e pomposa della corte: qui, almeno non c’è adulazione: questi miei consiglieri (il vento e il gelo) mi fanno sentire al vivo quello che io sono. Con l’allegra brigata dei suoi buontemponi, il duca si trova a vivere come il vecchio Robin Hood d’Inghilterra e, come lui, scambia volentieri le false adulazioni della corte e i suoi intrighi di potere con i dolci vantaggi dell’avversità.

È questo, forse, il nucleo principale che ci rende simpatica e affascinante la figura di Robin Hood - un simbolo che piace a tutti, ha detto Ridley Scott – la sua mitica e idealistica figura di uomo della Natura che combatte i potenti e dà libertà al popolo. Non per altro lo troviamo nella letteratura inglese per almeno quattro secoli e nella cultura popolare da un tempo indefinibile. Nel cinema americano il primo Robin Hood è del 1922 con Douglas Fairbanks e Mary Pickford.

Lascerò agli appassionati l’andare a ripescare gli eroi in calzamaglia del passato e mi concentrerò su quest’ultima versione che – in realtà – non convince totalmente. Ridley Scott, come saprete, è stato anche un grande pubblicitario così colgo l’occasione per pensare il film in termini di marketing seriale. Quando il personaggio e il suo universo narrativo sono appesantiti da miriadi di testi precedenti, una delle strategie migliori, al cinema, è quella del reboot. Si tratta di trovare un ri-avvio, ovvero una rifondazione del trito contesto narrativo per cercare qualcosa di nuovo. In genere, si fa ripartire tutto dalle origini. Questa è l’operazione che sta dietro al Robin Hood di Scott: raccontare la nascita del mito sotto una luce più realistica, sul fondo storico estremamente accurato che lo sceneggiatore Brian Helgeland (collaboratore di Mel Gibson e autore dello script di Mystic River) ha rielaborato nel suo tipico modo aggressivo.

Così assistiamo alla nascita dell’eroe in una maniera, per certi versi, non dissimile dal racconto delle origini in Batman Begins, entrato nella saga pipistrellesca in maniera così prorompente e tipico esempio di reboot. Inoltre il film sembra avere un finale aperto (una sorta di cliffhanger senza l’elemento di suspance) tanto da far pensare ad un possibile seguito e ad avvalorare l’operazione (di marketing) del reboot. Curioso è il fatto che nel tentativo di restaurazione avessero pensato ad una confusione simulacrale fumettistica: lo sceriffo di Nottingham doveva essere l’identità segreta di Robin Hood. Invece si è aggiustato il tiro verso l’idea – in fondo non troppo innovativa – del mascalzone e insincero brutto ceffo che, però, salva l’intero popolo inglese: la prima scena lo ritrae come l’uomo ‘leale, coraggioso e sincero’ che Riccardo sta cercando ma l’azione successiva è quella di presentarsi sotto mentite spoglie.

In realtà, sempre parlando in termini ‘seriali’ (ma non troppo seri, questa volta) Robin Hood sembra più che altro un remake. Di quale film? del Gladiatore; tesi che, peraltro, avvalora l’idea che, più che altro, Scott sia il migliore imitatore del suo stile al fulmicotone (gli skip frame erano già in quel film del 2000): a Cannes lo hanno ribattezzato ‘Gladiator a Sherwood’. Persino la scelta della location ha privilegiato la regione del Surrey, la stessa dell’incipit del Gladiatore.

Potrebbe non piacere la figura che Scott fa fare ai francesi (tra l’altro portando il film a Cannes), potrebbero non piacere le lungaggini storiografiche, potrebbe persino non piacere troppo il gigionismo di Russel Crowe - che magari fa rimpiangere il nostalgico e invecchiato Robin di Sean Connery – ma, di certo, il punto forte del film è Cate Blanchett: il modo in cui cammina, dopo aver appreso della morte del marito, verso la mdp, inciampando sul terreno sconnesso e sulle proprie emozioni… Se andate sul sito ufficiale del film e cliccate sul bottone ‘lionhearts program’ avrete, invece, un bellissimo esempio di come si possono trovare, oggi, nuove forme di marketing incrociato, in questo caso davvero determinanti e autentiche.

copertina pdf #91