Recensione
Electric Babyland Thee Jones Bones
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rock'n'roll Voti redazione e staff

Thee Jones Bones

Electric Babyland

Il verso del cinghiale

Fanno il verso ad un mostro sacro del rock come Jimi Hendrix, questi due bresciani: nel titolo come nella cover, splendida riproposizione della foto di Electric Ladyland. Luca Ducoli (voce, chitarra) e Michele Federici (batteria) hanno però piedi e testa ben piantati nel rock’n’roll più scalmanato e senza freni possibile: slanci country, bellezze blues-punk, richiami garage come se piovesse, energia e sudore d’obbligo si alternano senza soste in Electric Babyland tanto che se in prima battuta a venire in mente sono le scarne trame della Blues Explosion e discendenti vari, nel corso della scarsa mezzora dell’album ci si rende conto che il duo bresciano è molto più inzaccherato nei crismi del rock’n’roll più selvaggio e sboccato.

Per capirsi, quello che da Jerry Lee Lewis arriva fino agli oscuri garage-heroes delle varie Back From The Grave, passando per il sixties-pop più rumoroso, il rock-blues storico, gli Stooges e gli Stones. Quella è la tradizione cui attingono e di cui non fanno mistero alcuno, anzi la mantengono in vita alla grande sullo slancio di freschezza strumentale e energica passione. I vari ganci e indizi disseminati qua e là ne fanno più che un disco, una sorta di caccia al tesoro negli ultimi 50 anni di r’n’r. Di più non oseremmo chiedere. Bravi.

(7.0/10)

Pubblicazione: 04 Giugno 2010

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2010)

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