Stavolta la periferia che prende dal centro, rielabora e rispedisce è la Danimarca dei Blue Van (che dalle loro parti è il furgone che trasporta i disabili mentali: in pratica l'Ottavo Padiglione).
Innamorato di certi anni '60 (i nomi che ricorrono sono Kinks, Small Faces e Cream), il quartetto fonde le influenze in una miscela non priva di verve e disinvoltura, che innerva l'apparente semplicità dei brani articolando la struttura compositiva (l'iniziale Be Home Soon) o attraverso stratificazioni (la title track) o arguzie (The Socialite) di arrangiamento.
Al terzo disco (uscito nel 2008 e distribuito nello stivale solo ora), però, l'amalgama non riesce ancora a fondersi in uno stile che abbia una personalità riconoscibile: per cui alla fine, nonostante l'efficacia del carrarmato Silly Boy (primo singolo) o il piglio della marcia I'm A Man con azzeccato duetto di sax e un coretto da Stones in America, ad un ascolto distratto il gruppo rischia di passare per uno dei tanti in zona Kapranos, a danno dell'intelligenza con cui lavorano di dettaglio e di una buona freschezza generale.
(6.4/10)
Scheda: Blue Van (The)
Pubblicazione: 06 Giugno 2010
File under: Indie rock
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