Recensione
Half Seas Over Half Seas Over
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jazz folk Voti redazione e staff

Half Seas Over

Half Seas Over

Brownswood

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Non è detto che un'occasione perduta lo sia del tutto. Prendi questo omonimo esordio degli Half Seas Over: uno è il cantautore alt-country Adam McBride-Smith, l'altro è Elan Mehler, apprezzato pianista e compositore jazz. Si sono incontrati in quel di Brooklyn, è scattata l'intesa e la pazza idea di partorire un combo col chiaro intento di trovare minimi comun denominatori tra due calligrafie apparentemente così lontane. Idea stuzzicante.

Il risultato però è un mezzo fallimento, perché il timbro buonista - come un nipotino di James Taylor - di McBride non sviluppa una vera sinergia con la complessa eleganza delle trame di Mehler, mentre quando il pianista aggiusta le coordinate verso la folk ballad finisce per sembrare una guarnizione di lusso (ai limiti del pretenzioso) o poco più. I due insomma si annusano, si tollerano, si sfiorano senza sviluppare l'empatia necessaria. Però, come dicevamo, non tutto è da buttare. Anzi.

Se non azzeccano una reale profondità, pezzi come Evensong, The New Breed e Into The Night sviluppano una leggerezza ammaliante, sono veri e propri bassorilievi in bilico tra swing, blues e folk. Con l'additivo di caligini europee, umori black e pensoso lirismo modern-jazz, gli Half Seas Over ipotizzano una formula pop ibrida, instabile ma in qualche modo armoniosa. Diversamente normale. E sorprendentemente godibile.

(6.5/10)

Scheda: Half Seas Over

Pubblicazione: 02 Giugno 2010

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