Se una qualità non difetta ai canadesi Acorn, è proprio il coraggio. Arrivare col secondo disco Glory Hope Mountain arrischiando una sorta di “concept”, non è mossa da tutti; idem farla franca con un folk umanista e moderno, talvolta aperto con misura alla grandeur sonora tipica di svariati loro connazionali per via di arrangiamenti ricchi nel dettaglio. Materia che torna anche qui e cammina a schiena dritta tra malinconie di tastiere, violini e plettri; nell’escogitare brani che - in linea con le tendenze dell’ultimo lustro - partono dalla tradizione per fuggire via lontano.
Folk-rock nell’era del post? E sia, se del prefisso accantonate cerebralità sterili e invece abbracciate la curiosità a tutto tondo, la voglia di osare senza eccedere nel recinto della forma canzone. Questo è, a conti fatti, No Ghost: un’osservazione delle radici condotta con passione e acume tra up-tempo (Restoration) e impennate di classe (la percussiva title track, I Made The Law), tra oneste convenzioni che riscaldano (Slippery When Wet, Crossed Wires) ed esempi di Califone morbidi ma non torpidi.
Sono questi a regalare gli episodi che s’imprimono nella memoria, al di là delle soluzioni produttive che su rifanno lampanti all’operato di Tim Rutili e soci. L’intensità spiccia di On The Line, la ticchettante e dolce Almanac e una Kindling To Cremation tra cielo e terra consegnano i vertici di un lavoro solido, che apprezzi per un’altra virtù degna di nota. Chiamasi discrezione.
(7.0/10)
Scheda: Acorn
Abbonati al feed di Giancarlo Turra