Recensione
Good City For Dreamers General Elektriks
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funkpop Voti redazione e staff

General Elektriks

Good City For Dreamers

Per parlare dei General Elektriks del francese Hervé Salters è necessario parlare del mondo di appartenenza, che è il mainstream. Lì sono ambientate le vicende di Good City For Dreamers, nei luoghi dei vari Cake, Jamiroquai, e altri personaggi così distanti l’uno dall’altro. Abbiamo scelto questi due nomi perché ai primi si accostano per fruibilità, al secondo per almeno due motivi: da un lato per un’aura di presunta creatività, dall’altro per riferimenti nella musica funk e in quella nera sbiancata.

Nelle radio commerciali si parlerebbe (si parlerà?), a proposito di Salters, di creatività, eccentricità, se non altro per il potenziale di dare un po’ di vitalità a un mondo completamente morto. D’altra parte Good City… fa in modo che l’ascoltatore mantenga una sufficiente attenzione per cogliere la minuzia di particolari, nonché qualche buona idea di arrangiamento.

È pressoché assente l’elemento perturbante, che, lo si ammetta o meno, ci fa sempre piacere. Ne è immune Helicopter, l’episodio “rumoroso” dell’album, popolato di folletti cyborg da film disney - traccia che rappresenta un po’ lo specchio dei limiti del disco. Più interessante, piuttosto, lo scazzo mieloso e un po’ melò di Cottons Of Inertia, che sviluppa sospiri in scale blu con finale di piatti assordanti a sorpresa. Per il resto, dettagli sciorinati con gran serenità.

(6.0/10)

Pubblicazione: 26 Maggio 2010

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Gaspare Caliri (Album 2010)

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