Recensione
Energy Field Jana Winderen
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field recordings Voti redazione e staff

Jana Winderen

Energy Field

Touch Music UK

Un disco a base di field recordings su Touch. Occorre andare a prendere quel paio di cuffie molto buone, acquistate solo per poter carpire tutti i dettagli di ascolti così complessi. L’etichetta inglese ritrova la maestra norvegese, già vista all'opera con il precedente Heated. Originaria di Oslo, con un curriculum che parla chiaro e dice di una personalità con specializzazioni in matematica, chimica ed ecologia marina. Energy Field è un lavoro che si pone nel suo genere con la sapienza e la maestria che occorrono.

Il disco è composto integralmente ed esclusivamente di field recordings (quindi niente sovraincisioni digitali successive) presi nella regione del Barents Sea, ovvero la parte dell’Oceano Artico che si trova nelle regioni intorno a Norvegia, Russia e Groenlandia, dove i suoni sono stati carpiti con una strumentazione all’avanguardia che ha visto l’utilizzo di specifici device come quattro “8011 DPA hydrophones, DPA 4060 omni mics, a Telinga parabolic reflector mic and and a Sound Devices 744T digital hard disk recorder”. L’intento di Jana era quello di sviscerare il mistero delle profondità marine, restituendone una cartina sonora, che fosse al tempo stessa fedele e avventurosa, rispettosa e indagatrice.

Il risultato finale, si articola in tre tracce dense e mesmeriche, che fanno interagire suoni attinti al regno animale (uccelli, pesci), con quelli presi da regno naturale e minerale (venti, flutti, ghiacciai, gorghi). Il paragone con Chris Watson viene quasi naturale, ma qui si regge il confronto. La Winderen tocca punte di assoluta visionarietà quando riesce a mimare l’immersione negli abissi neri delle profondità. Quella che lei chiama “sensory perception” e che viene tradotta in un suono ipnotico, magnetico, affascinante, capace di restituire un’idea dei mari del nord, che appare quanto mai fedele.

Lo statement d’artista del resto parla chiaro. Jana è un’esploratrice delle regioni più nascoste del suono. “Nelle profondità degli oceani ci sono paesaggi sonori invisibili ma ascoltabili, a proposito dei quali siamo per la maggior parte ignoranti, anche se gli oceani coprono il 70% del nostro pianeta”.

(7.2/10)

Scheda: Jana Winderen

Pubblicazione: 27 Maggio 2010

File under: field recordings

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