Recensione
Ark Brendan Perry
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elettronica trip hop Voti redazione e staff

Brendan Perry

Ark

Cooking Vinyl UK

La metà maschile dei Dead Can Dance mancava all’appuntamento solista dal 1999, anno di pubblicazione del magistrale Eye Of the Hunter. Lo si è visto poi, celebrare i fasti della reunion, insieme a Lisa Gerrard, con il tour del 2005 e recentemente come ospite per la traccia d’apertura dell’ultimo Piano Magic. Uno che fa le cose con calma quindi, del resto sulla maestria compositiva dell’australiano non ci sono più dubbi da decenni, da quando tutto il catalogo DCD ha riscritto le regole dell’arrangiamento rock pop per come lo conoscevamo, andando a sperimentare le più erudite contaminazioni di ogni epoca e latitudine.

Ark è quindi il disco che segna il ritorno del Perry compositore da più di dieci anni, e con un piglio che per stessa ammissione del suo autore va a scavare nelle stesse coordinate della sua vecchia band. Niente cantautorato e chitarre acustiche, come nel precedente disco solista, piuttosto elettronica, samples, campionamenti, andando praticamente a posizionarsi li dove avevamo lasciato i DCD, con l’elettronica mid-tempo di Into The Labyrinth e soprattutto Spiritchaser. La base è quella, poi Brendan Perry si diverte come un pittore ad utilizzare scale, strumenti e percussioni di ogni zona del mondo per arricchire il quadro.

Ripescati due brani scritti per la reunion, Babylon e Crescent, il disco si concentra però su un banale e noioso trip hop, senza troppe innovazioni o trovate di genio. Materiale di normale amministrazione per uno come lui. Un ascolto sicuramente piacevole per i fan dei DCD, ma visto il personaggio e l’assenza dalle scene era ampiamente lecito aspettarsi di più.

(5.7/10)

Scheda: Brendan Perry

Pubblicazione: 26 Maggio 2010

File under: elettronica trip hop

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