Recensione
Antarctica David Maranha
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drone-rock Voti redazione e staff

David Maranha

Antarctica

Roaratorio

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David Maranha torna al suo solo-project in cui unisce la fascinazione per il minimalismo e l’indubbio retroterra rock. Un po’ come succedeva per Marches Of The New World, di cui questo Antarctica è ideale prosecuzione, le lande toccate dal compositore portoghese sono quelle di confine tra i “generi” citati sopra: da un lato il minimalismo più rock-oriented che prende le mosse dal Dream Syndicate di LaMonte Young, passa per Terry Riley e arriva all’Outside The Dream Syndicate della premiata ditta Conrad/Faust; dall’altro l’insanabile amore per i Velvet più dilatati e trancey, tutti pelle, depravazioni e reiterazione.

Ad accompagnare Maranha (a organo e violino) troviamo Riccardo Dillon Wanke alla chitarra elettrica, Joao Milagre e Stefano Pilia al basso, Patricia Machàs al tambourine e Afonso Simoes alla batteria. Dunque una grande band d’appoggio dalla notevole coesione e forza evocativa, per un suono reiterato che non si limita a disegnare nuovi paesaggi sonori nella coscienza alterata dell’ascoltatore, ma si offre corposo e ipnotico come non mai.

Meritoria, in questo senso, la scelta del vinile: nelle facciate del disco le due suite untitled da 20 minuti l’una spalmano la catalessi sonora su un tempo in apparenza immoto, ma in cui le minime variazioni cromatiche sprigionano una agonizzante e monolitica versione drone-rock dell’ottimo e screziato predecessore.

Lande distanti, malinconicamente solitarie e gelide vengono evocate attraverso un ossessivo lavorio di cesello sui timbri di violino, organo e chitarre che pone Maranha ai vertici del genere per ricercatezza e risultati.

(7.2/10)

Scheda: David Maranha

Pubblicazione: 25 Maggio 2010

File under: drone-rock

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