Recensione
Movement in a Storm James Yuill
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Indie pop Voti redazione e staff

James Yuill

Movement in a Storm

Moshi Moshi

Dopo il debutto del 2008, James Yuill non ha visto l'ora di pubblicare questo sophomore, scritto e prodotto in poco tempo e soprattutto fresco di composizione. Turning Down Water For Air era stato pubblicato un anno dopo la sua stesura mentre il nuovo lavoro, a detta del suo autore, è uscito con natualezza e velocità proprio durante la fase finale di una lunga tournée durata ben due anni (e 105 concerti).

Ad ogni modo, di tanta frechezza (e soprattutto rinnovamento) non vi è traccia nelle dieci tracce dell'album. Yuill non è cambiato per nulla: la base di abusato songwriting folk-pop agrodolece rimane la radice folktronica di un aggiornamento che si riassume unicamente nell'acquisizione della cassa in quattro e qualche retaggio indie dance a contorno. Ancora una volta, come una sorta di cugino di Album Leaf, il ventottenne prepara le canzoni un po' con il pilota automatico, prima al piano (o alla chitarra) per riarrangiarle con macchine (synth, drum machine, glitch) o in un misto di acustico e elettronico. In pratica, è come rimettere gli Hot Chip dalla discoteca alla cameretta, senza alcuna ironia e disinvoltura, ma con le solite citazioncine Ottanta (First In Line) e arpeggi Tunng (Foreign Shore), tanto per gradire e non dar troppo fastidio.

Più che disquisire sul valore della scrittura o soppesarne le canzoni, è l'invecchiamento rapidissimo di questa modalità del sentire e suonare (Ray Gun), l'aspetto più dolente del lavoro. Un prodotto figlio del suo tempo andato, come l'adult synth eighties che Yiull continuamente rimette in pista (Taller Song).

(6.0/10)

Scheda: James Yuill

Pubblicazione: 03 Giugno 2010

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2010)

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