Recensione
Cover image
Genere

new roots tribute

Data di uscita

Gennaio 2010

Pubblicazione

23 Maggio 2010

AA.VV.

We Are Only Riders

Glitterhouse

Viene da porsi la domanda sul (relativo) clamore che ha investito Jeffrey Lee Pierce tra la fine dello scorso anno e l’inizio del 2010. Sul perché abbiano visto la luce altre ristampe della triade Miami/Death Party/The Las Vegas Story che ratificano l’importanza dei Gun Club e sul perché, alcuni mesi fa, è stata infine resa di pubblico dominio questa operazione. Forse che certi miti non muoiono davvero mai e a maggior ragione se a sostenerli ci sono sostanza e attualità.

Probabile che sia così, e un valido sostegno alla tesi lo offre questo tributo dall’origine atipica. Le sedici tracce prendono infatti le mosse da registrazioni casalinghe di Pierce, in origine destinate all’album Ramblin’ Jeffrey Lee & Cypress Grove With Willie Love, rinvenute dallo stesso suo collaboratore Cypress Grove su una malmessa cassetta per puro, fortuito caso. Cosa giusta accantonare i sospetti di speculazione, perché nonostante il “peso” di alcuni dei nomi coinvolti lo spirito che anima l’operazione è senza dubbio sincero. Lo prova la fedeltà del respiro infuso sul pugno di originali - dove peraltro aleggia anche in senso “materiale” (una chitarra, una voce flebile) l’ectoplasma dell’uomo, scomparso da quasi tre lustri - e il fatto che i partecipanti siano stati in larga misura suoi amici e/o collaboratori.

Superando una certa amarezza, non ci metti molto ad afferrare la contemporaneità di questi brani, la classicità che da potenziale (non era al meglio in quell’epoca, l’autore) diventa reale: che Lydia Lunch sorprenda in abiti folk (struggente When I Get My Cadillac, funerea St. Marks Place) o che Debbie Harry insegni una cosa o due a P.J. Harvey (Lucky Jim); che Mark Lanegan riallacci un filo andato perduto (Constant Waiting, la superba Free To Walk con Isobel Campbell) e Nick Cave lo accompagni (Ramblin’ Mind); che David Eugene Edwards mostri una volta di più da dove proviene e i Crippled Black Phoenix riconoscano un Maestro. Poco cambia, perché hai di fronte lignaggio, attitudine e stile sempre più rari. Come degli antichi blues e, al nocciolo, è proprio così che stanno le cose.

(7.5/10)

Scheda: AA.VV.

| Archivio
Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2010)