Viene da porsi la domanda sul (relativo) clamore che ha investito Jeffrey Lee Pierce tra la fine dello scorso anno e l’inizio del 2010. Sul perché abbiano visto la luce altre ristampe della triade Miami/Death Party/The Las Vegas Story che ratificano l’importanza dei Gun Club e sul perché, alcuni mesi fa, è stata infine resa di pubblico dominio questa operazione. Forse che certi miti non muoiono davvero mai e a maggior ragione se a sostenerli ci sono sostanza e attualità.
Probabile che sia così, e un valido sostegno alla tesi lo offre questo tributo dall’origine atipica. Le sedici tracce prendono infatti le mosse da registrazioni casalinghe di Pierce, in origine destinate all’album Ramblin’ Jeffrey Lee & Cypress Grove With Willie Love, rinvenute dallo stesso suo collaboratore Cypress Grove su una malmessa cassetta per puro, fortuito caso. Cosa giusta accantonare i sospetti di speculazione, perché nonostante il “peso” di alcuni dei nomi coinvolti lo spirito che anima l’operazione è senza dubbio sincero. Lo prova la fedeltà del respiro infuso sul pugno di originali - dove peraltro aleggia anche in senso “materiale” (una chitarra, una voce flebile) l’ectoplasma dell’uomo, scomparso da quasi tre lustri - e il fatto che i partecipanti siano stati in larga misura suoi amici e/o collaboratori.
Superando una certa amarezza, non ci metti molto ad afferrare la contemporaneità di questi brani, la classicità che da potenziale (non era al meglio in quell’epoca, l’autore) diventa reale: che Lydia Lunch sorprenda in abiti folk (struggente When I Get My Cadillac, funerea St. Marks Place) o che Debbie Harry insegni una cosa o due a P.J. Harvey (Lucky Jim); che Mark Lanegan riallacci un filo andato perduto (Constant Waiting, la superba Free To Walk con Isobel Campbell) e Nick Cave lo accompagni (Ramblin’ Mind); che David Eugene Edwards mostri una volta di più da dove proviene e i Crippled Black Phoenix riconoscano un Maestro. Poco cambia, perché hai di fronte lignaggio, attitudine e stile sempre più rari. Come degli antichi blues e, al nocciolo, è proprio così che stanno le cose.
(7.5/10)
Scheda: AA.VV.
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