Tornano a tre anni di distanza da Pianissimo Fortissimo ed è come se nel frattempo fosse successo di tutto. Ci sono state tournée teatrali piuttosto riuscite e apprezzate. C'è stata la rottura con la Emi ed il ritorno presso Santeria. Ci sono state esperienze professionali extra-band, defezioni e sostituzioni. Sono nati figli. Sono scoppiate bolle. C'è insomma che le cose accadono e devi prenderne atto, bene o male. Ecco quindi i Perturbazione uscire dagli anni zero con un album doppio (24 canzoni) nel quale danno voce e forma all'amarezza, al disincanto, alla disillusione, a quel po' di residua magia pasturata a speranza e passione. Il loro consueto genio tiepido è ancora alla base di questo Del nostro tempo rubato, ma l'approccio si è come squadernato in un ventaglio stilistico mai tanto vario ed estremo, entusiasta e feroce.
Altro ritorno: Fabio Magistrali alla produzione e al missaggio, come già ai tempi di In Circolo (correva l'anno 2002) che li consacrò: una presenza che si sente nell'utilizzo incisivo ma sobrio degli elementi, sempre funzionali alla situazione, che siano gli archi o i cori o una salva di chitarre inviperite. Capita quindi che i folk indolenziti si alternino a pop-rock briosi quando non veementi (lo spasmo punk-folk di Vomito!, il malanimo espettorato ne L'Italia ritagliata) o segnatamente sintetici (Partire davvero), giocando con la densità delle atmosfere (che oscillano dalle volute eteree di Musica leggera all'estro ingrugnito di Niente eroi) per poi d'amblé rinfrescarsi errebì (La fuga dei cervelli) o con un sorso di para-tropicalismo piacione (Promozionale).
E' un disco ambizioso, ovviamente, ma ha il grande merito di non suonare pretenzioso. Sembra proprio raccogliere - con mestiere pari alla genuinità - quel che di buono e urgente è uscito negli ultimi tempi dalla penna della premiata ditta. Una penna ancora in grado di sfornare piccoli gioielli di pop "senziente" come Mondo tempesta, Mao Zeitung e Buongiorno buonafortuna (in quest'ultima ospite quel buontempone malinconico di Dente), oppure stringenti quadretti cantautorali come la title track (a proposito di come l'impegno possa dribblare la retorica) e L'elastico. Nota di merito speciale per Primo, capace di descrivere il suicidio (di Primo Levi) con un delicato quanto efficace incastro di allusioni soniche e testuali.
Avrebbero potuto restare i vecchi Perturbazione ad libitum, staccare comodamente il cedolino, vivacchiare in quel gradevole limbo di quasi grandezza. Invece hanno scelto di essere qualcosa di più. O comunque di provarci. Bravi.
(7.1/10)
Scheda: Perturbazione
Pubblicazione: 22 Maggio 2010
File under: rock cantautorale
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