Con un atteggiamento da scienziato pazzo assai simile a quello ravvisato in Rothkamm e, per certi aspetti, nel Kim Cascone di Anti-Musical Celestial Forces, Art Giraffefungal s'inventa per il secondo album una stramba forma di art-noise del tutto improvvisata.
Realizzati con "limited computer skills" e liofilizzati in sedici rapidi bozzetti sonori - solo uno supera i tre minuti - gli strambi oggetti simulano maldestramente il formato canzone ma assomigliano in realtà assai più vistosamente ai primi vagiti di elettronica accademica emessi negli studi di fonologia d'Europa e d'America (o allo Xenakis degli electronic works).
Chi già conosce il sound-artist inglese grazie a un album d'esordio (Balloon Animals, Pointy Bird Records, 2006) che viveva intero di una sola fonte sonora - i rumori emessi da un palloncino di gomma -, si stupirà di un formalismo che si concede qui il lusso di seguire le traiettorie ordinate di sinusoidi, onde, feedback, o addirittura rarefatti pattern ritmici (The Temple Of Black Square). A tutti gli altri sembrerà di esser capitati chissà come in un caleidoscopio oscuro - per parafrasare il titolo dell'album - generatore di strutture simmetriche ostinatamente monocrome. Ovvero, in un incubo.
(6.0/10)
Scheda: Art Giraffefungal
Pubblicazione: 21 Maggio 2010
File under: Elettronica pura
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