Recensione
She, A Chinese OST John Parish
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wave soundtrack Voti redazione e staff

John Parish

She, A Chinese OST

Dreamboat

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Un tipo versatile, John Parish. Lo sapevamo. Stavolta si cimenta con una soundtrack tutta intera. Compone, suona, organizza le proprie visioni su quelle di She, a chinese, film di Xiaolu Guo già premiato ai festival di Amburgo e di Locarno, nel quale si narra la storia di Li Mei, emigrante cinese in quel di Londra. Le diciotto tracce obbediscono spesso alla tipica fisiologia dei commenti sonori, presentandosi come schegge e bozzetti strumentali, più o meno ambientali, nel caso specifico tendenti ad una inquietudine dal taglio ombroso, obliquo e talora aspro, che ai fans di Parish risulterà abbastanza familiare.

Tra di esse, particolarmente suggestive sono l'astrazione blues di Unseen/Mr. Hunt, l'insidiosa frenesia di Snake At The Docks e lo spiegazzato abbandono di November, mentre Li Mei Makes A Break spennella quiete orientale su frenesia rock suggerendo stati di dissociazione esistenzial-culturali che solo la visione della pellicola saprà confermare. Quindi ci sono le canzoni vere e proprie, per interpretare le quali Parish si affida a band cinesi come le "riot grrrl" Hang On The Box (per quel vero e proprio anthem power pop che è There Is A City), i Muma (per una Fei Fei Run che impasta Bunnymen e Tears For Fears) e la cantante Tian Xhen (per l'angelica Wildflowers).

Ultima, nel senso che chiude la scaletta, quella Lonely Lonely per la voce di Feist, tutto un malanimo madreperla, folk sospeso tra acustica frugale e vaghe nuances electro. Un lavoro notevole.

(7.1/10)

Scheda: John Parish

Pubblicazione: 17 Maggio 2010

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