Mestiere ingrato quello degli autori per conto terzi. Si scrive su ispirazione ma anche su commissione, per interpreti d'eccellenza e per meteore bisognose di riempire un disco; talvolta poi ci si prende tutta la scena e si pubblicano dischi da sé. Così per Bungaro, giunto al sesto titolo di una carriera che lo ha visto fornire brani a nomi importanti della musica patria (Mannoia, Vanoni, Ruggiero, Patrizia Laquidara) ma anche a starlette da reality.
Con Arte rieccolo alla dimensione originaria di cantautore in bilico tra Italia e Brasile, innamorato tanto di Caetanto Veloso quanto di Sergio Endrigo, e devoto ad una classicità raffinata che nell'aurea di João Gilberto e Jobim lo vede accostarsi ad un altro autore-outsider nostrano quale Joe Barbieri. E lungo una scaletta fin troppo estesa di quattordici tracce, con un'evidente fase di stanca giusto a metà, il brindisino ripassa le influenze descritte ed altre conseguenti: etno-world poppeggianti con veli sontuosi d'archi (Il motore immobile) o fragranze di bandoneon (Trafficante); bossanove purissime che accarezzano il palato (la title-track con Paola Morelenbaum); calligrafie fossatiane (Il deserto insieme ad un'ovvia ma fondamentale Fiorella Mannoia); vaporosità di synth e piano jazzato alla Sergio Cammariere (Vestimi di te); piano-voce-archi in crescendo cinematici tipo Niccolò Fabi (Non è tempo che passa); deviazioni popolari con liriche in dialetto e ospiti a fare da marchio di qualità (Madonna di lu finimundi con Ambrogio Sparagna e Lucilla Galeazzi; Piccenna Mia con Guinga).
C'è spazio anche per Dal destino fortunato, testo inedito proprio di Endrigo musicato e arrangiato insieme al pianista cubano Omar Sosa e all'ex Avion Travel Ferruccio Spinetti che, tirate le somme, risulta l'episodio migliore fra liriche sempre dignitose ma con rari spunti memorabili. Del tutto da dimenticare invece il duetto con Neri Marcorè di Piacere di vederti, soffocante impasto di retorica sull'amicizia e i dubbi della mezza età. Osi di più la prossima volta Bungaro, e si prenda la classicità imbastardita (e non imperlucida come qui) di un Vinicius Cantuaria o il cosmopolitismo di un Arto Lindsay. Potremmo sentirne davvero di interessanti.
(6.3/10)
Scheda: Bungaro
Pubblicazione: 14 Maggio 2010
File under: canzone d\'autore
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