Completiamo il giro del belpaese raggiungendo Torino e l’indie-pop dolciastro dei
Farmer Sea.
Insieme dal 2004, sono un quartetto che predica disimpegno asprigno e
struggimento dissimulato, prendendo decisamente a modello (non so
quanto consapevole) i
Go-Betweens. C’è infatti l’impronta caracollante e dolciastra degli australiani tanto nell’iniziale
Same Old Rain (arpeggi argentini e spigolosi, tastierina giocattolo, melodia dalla suadente semplicità) e nella dinoccolata
Sedinho(voglia di languore latino tra shaker e chitarrina, un controcanto
femminile che titilla l’anima, abbandono sixties che s’incendia in un
bailamme di tromba e chitarre nel finale). Le altre due tracce
dispiegano un’apprensione più netta, sia in
Teenage Love (fiorellino
Corgan sbocciato nel praticello indie, lievi asprezze e coretti a snidare tentazioni
REM) che nella conclusiva
Jazz Me (ballata tremolante, gli
Yuppie Flu convertiti ad un disincanto
Wynn,
talkin’ telefonico e assolo conclusivo pavementiano), confermando un
approccio al lo-fi così diretto da innescare una simpatia disarmante.
Non è un caso infatti che il canto e una certa propensione alle
sgangheratezze di contorno (i giocattoli sprimacciati in coda a
Teenage Love) rimandino direttamente alla flemma beffardella del signor
Malkmus.
In definitiva, la notizia più bella è come sanno pilotare la vettura,
più che la vettura in sé. Fossimo nella redazione del NME, scommetterei
più di una sterlina su di loro come prossima next big thing. Per quel
che vale.