Recensione spot
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Genere

alt-rock

Data di uscita

Aprile 2010

Pubblicazione

07 Maggio 2010

Natalie Merchant

Leave Your Sleep

Nonesuch

Ventotto anni di carriera per l’ex cantante dei 10,000 Maniacs e non sentirli. Il cambio di etichetta (da Elektra a Nonesuch), l'accolita di mostri del calibro di Wynton Marsalis, Medeski Martin & Wood, i solisti della New York Philharmonic, i Klezmatics, i Memphis Boys e altri (superando il ragguardevole numero di 100 musicisti e collaboratori sonici, tra cui anche il produttore di David Byrne), più di un anno di lavoro e un cervello che non si ferma sono gli ingredienti per una nuova primavera compositiva ricca di gemme in fiore.

Natalie è assente dal mercato dal 2003: l’anno in cui ha dedicato il buon Motherland alla neonata figlia Lúcia. Da quei giorni non ha smesso di leggere poesie e per far addormentare la baby era inevitabile cantargliele a mò di ninna nanna. Anche se il titolo potrebbe richiamare ad atmosfere in slow-motion, le 26 tracce non mancano di varietà e moto. La linea narrativa della cantante nordamericana si esplica in un progetto ‘monstre’, lungo, pieno di citazioni: dal cajun (Adventures Of Isabel) al jazz, dallo swing (The Janitor’s Boy) ai tradizionali irlandesi (The Walloping Window Blind) e cinesi (The King Of China’s Daughter), dal blues al reggae (stupenda Topsyturvey-World), dal country (Calico Pie) alla balcanica.

La giustapposizione di generi è coesa grazie alle citazioni da classici della letteratura inglese e americana: e e cummings, Mamma Oca (!), qualche poeta vittoriano e altre sorprese. In più è proprio la stessa voce della Merchant che tesse una trama solida e senza sbavature, confermandosi come una delle più convincenti chanteuses d’oltreoceano, capace di farci rabbrividire (ascoltate ad esempio il blues Griselda o la ballad Vain And Careless) con una naturalezza e una classe d’altri tempi.

Per chi cerca un’alternativa alla presunta classe di Johanna Newsom e altre poshy amichette finto intellettualoidi, vale la pena di ritornare alla tradizione tout court con questo piccolo grande classico. Uno dei migliori dischi del 2010.

(7.8/10)

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2010)