Delle scorribande psych di Michael Jantz abbiamo già detto recensendo lo split con il russo Sergey Kozlov, uscito sempre sulla vitale etichetta di Donato Epiro Sturmundrugs.
Con Poland, il musicista meglio conosciuto come Black Eagle Child (nome ispirato a un romanzo dello scrittore nativo americano Ray Young Bear) svela, come è tipico di artisti che operano a queste latitudini, la propria vena intimista, e con essa una manciata di canzoni tenute finora in una cameretta nella quale albergavano le spoglie di un folk di cui è rimasta solo l'ossatura - o l'idea. Voiceless, Jantz imbraccia una chitarra acustica e si serve, all'occorrenza, di fisarmonica, melodica, qualche effetto, voci registrate, laddove il richiamo di altri mondi si fa sentire appena (White Fly).
Talvolta ci è parso di essere dalle parti di un Josè Gonzalez afono (Days Before), talaltra abbiamo gioito di un'epifania che ci ha fatto tornare in mente per un momento il progetto solista di Bruno Duplant (aman&aguitar).
Mezz'ora di quiete prima di rituffarsi anima e corpo in quel magma di psichedelia freeform del cui verbo Sturmundrugs si sta rivelando sempre più credibile alfiere.
(6.5/10)
Scheda: Black Eagle Child
Pubblicazione: 07 Maggio 2010
File under: Folk
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