Recensione
Wake Up The Nation Paul Weller
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brit rock Voti redazione e staff

Paul Weller

Wake Up The Nation

Island

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Con l’aiuto del bassista Bruce Foxton degli storici Jam, Paul Weller ritorna con Wake Up The Nation, che vede anche altri ospiti quali Kevin Shields (My Bloody Valentine), Bev Bevan (E.L.O., The Move), Clem Cattini (The Tornados) e Barry Cadogan (Little Barrie). Il momento è buono per il musicista inglese, che prosegue sulla scia dell’ultimo fortunato 22 Dreams, un punto fermo della discografia degli ultimi anni e un concentrato del suo songwriting.

Ora la solita miscela di pop, rock, folk e soul di ascendenza sixties e seventies si arricchisce di una vis polemica rinnovata che lo riporta abbastanza indietro nel tempo. Un’occasione per parlare della contemporaneità e dell’Inghilterra di oggi, e si sa che Paul non è tenero con nessuno, si vedano le recenti dichiarazioni rilasciate a The Indipendent su myspace, facebook e social network in genere (“un mucchio di sciocchezze, che favoriscono l’alienazione dei più giovani”). Musicalmente il tutto si traduce in un vortice fatto di chitarre sporche e rumorose, psichedelia a pioggia e un senso di claustrofobia e rabbia diffusa e palpabile.

Nonostante le tentazioni, Weller non corre il rischio di fare il verso al se stesso del passato, come poteva essere probabile, tutto infatti in Wake Up The Nation si tiene bene e il discorso è coerente.

(7.0/10)

Scheda: Paul Weller

Pubblicazione: 02 Maggio 2010

File under: brit rock

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