K.K. Null e Cristiano Deison avevano già avuto modo di collaborare nel 2003: in particolare, una delle innumerevoli sortite discografiche del primo (Helium Flash) aveva trovato ospitalità nel catalogo dell'etichetta personale del secondo, la Loud!.
Con Into, la liaison si fa artistica - oltre che logistica. Il disco, che testimonia una volta di più sulla spiccata attitudine del giapponese alla cospirazione - ne avevamo parlato in sede di articolo -, è il frutto di una collaborazione a distanza che ha però in un incontro vis-a-vis (durante una tourneè italiana di Kazuyuki Kishino) le proprie radici.
La musica qui contenuta, cosa abbastanza prevedibile, si nutre di rumore, ma lo fa senza passare attraverso le soluzioni massimaliste di certi lavori solisti del leader di Zeni Geva. Piuttosto, è con i trucchi tipici dell'isolazionismo dark ambient che l'elemento primario di tutte le composizioni - il noise - viene triturato (In), smaterializzato (Intramuscolo), centrifugato (Alone), sottoposto a processi di denaturazione spazio-temporale con o senza l'utilizzo di macchine del tempo (che sono qui computer).
E' proprio una fenomenologia dei processi di trasformazione della materia - e successiva riconversione di energia - quella che, in fondo, si rivela più efficace per descrivere un disco come Into: proprio perché come materia - come organismo vivente sorpreso nel pieno del proprio (micro)dinamismo - è inteso, dai suoi fautori, il suono e il suo irradiarsi.
(7.0/10)
Pubblicazione: 05 Maggio 2010
File under: Ambient noise
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