Quest'album era stato annunciato come la prova più pop mai realizzata da Georgia. E se in effetti qualche numero tenta una via più normalizzata e catchy, la ragazza non rinuncia alle proprie specifiche di base. E ai temi preferiti: i figli, la mamma Africa, l'armonia con la natura (e i rischi della tecnologia), lo sfottò a certi stilemi dell'HH commerciale.
L'impressione è quella di un disco scollato e un po' distratto, nel rimbalzo tra canzoni di impronta r'n'b-soul (dove domina un piano jazzato e la voce della nostra leggermente sfalsata sui due canali stereo) e brani più freaky e psichedelici, tra frammenti elettronici, cazzeggio (Room Punk!, punkpop greendayano), un pizzico di rapping (ospite ovviamente Declaime), l'ennesimo R.I.P. dedicato a Dilla e una chiusa exotic-latin. Il brano migliore è l'iniziale Indeed, mentre la pianistica Kings Ballad è un commosso omaggio a "Jacko" che girava in rete già da tempo: non male musicalmente, presenta un testo forse fin troppo urgente e sincero, tanto da passare in un batter d'occhio dal naif al ridicolo (People try to moonkwalk, but nobody's like the king / We love you Michael...).
Spunti interessanti ma scostanti. E la cosa pare anche inevitabile, visti l'eclettismo e i ritmi produttivi di Georgia.
(6.3/10)
Scheda: Georgia Anne Muldrow
Pubblicazione: 29 Aprile 2010
File under: funk soul
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