Sopravvissuti con spirito d'iniziativa, vedi collaborazioni con teatro e cinema, alla fuoriuscita dal gruppo di Peppe Voltarelli, Il Parto delle Nuvole Pesanti torna ad un disco di sole canzoni (il precedente, Slum, riportava in audio e video un intero spettacolo teatrale). Magnagrecia racconta di emigranti e immigrati, diritto alla terra e culture da salvaguardare virando in palpiti elettroacustici un'anima etno-world tirrenica da sempre ben lontana da ogni cartolinismo. Piaceranno agli amanti di Manu Chao queste dodici canzoni e in certi passaggi sorprenderanno i seguaci della prima ora immaginando i Calexico in gita a Budapest, come accade nella funeraria e languida Vite senza vita, o andando a tirare in ballo il solito Vinicio Capossela, bandistico in Sacro osso (con Roy Paci a dirigere) e alcolico in Car wash. Eppure, buona scrittura a parte (Giorgio è manualistica Mau Mau, e si lascia ascoltare con gusto), viene difficile negare che il vulnus del Parto oggi sia la mancanza di una voce all'altezza di quella del frontman originario. Ci provano a turno, anche con risultati dignitosi, gli altri tre componenti del gruppo e poi svariati ospiti tra i quali Claudio Lolli, Amy Denio e la cantante iraniana Sepideh Raissadat. Ma Voltarelli era altra cosa e l'impressione è come di qualcosa di incompleto, da rinnovare tenendo quanto di efficace c'è già ora qui.
(6.1/10)
Scheda: Il Parto delle Nuvole Pesanti
Pubblicazione: 29 Aprile 2010
File under: etno-world
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