Ventiquattro anni. Wimbledon, Londra. Una passione smodata per la tradizione pop della terra di Albione (ma anche per il rap e il folk), un ego non piccolo (nelle sue canzoni a volte parla di sé in terza persona) e una tendenza all'eccesso: di alcol, come testimoniano alcune sue esibizioni live, ma anche di trovate melodiche e ritmiche. Sono tante, infatti, quelle che costellano Kings & Queens (uscito in realtà nel 2009, ma che doveva essere recuperato), la seconda prova sulla lunga distanza di Jamie Treays aka Jamie T, il cui talento pare oramai essere arrivato anche al mainstream più modaiolo, come testimonia il fatto che NME lo abbia premiato come Best Solo Artist dell'anno passato.
Hocus Pocus è il brano che i Kasabian non hanno mai scritto e non scriveranno mai. Il basso micidiale di Sticks'n Stones è un'omaggio alla mai dimenticata lezione post-punk dei Gang of Four, mescolato a un rapping che spinge soltanto ad alzarsi dalla sedia e muovere le anche a tempo. Siamo solo alla quarta traccia, quando Jamie T sembra far saltare il banco. Con il suo accento cockney si trasforma in un cantante da pub di periferia, con la pinta di birra scura sullo sgabello e la sigaretta tra le dita: è l'inizio di The Man's Machine, che però dopo la prima strofa – giusto per ribadire che l'inventiva non manca – si fa rap sulla chitarra acustica, quasi d'un Beck d'oltre manica. Le citazioni della storia monumentale del pop anglosassone sono infinite e dimostrano l'amore per Kinks, Beatles e The Specials. Non mancano riferimenti più moderni, come i Massive Attack (un po' sbeffeggiati in Castro Dies) e quella cultura urban inglese che è sfociata nel mainstream quando l'ha presa in mano Damon Albarn inventandosi i Gorillaz (Earth, Wind & Fire). Anche nei momenti più intimi il ragazzo di Wimbledon non rinuncia del tutto al rap (Jilly Armeen) e, anzi, lo colora di sfumature soul (Emily's Heart).
Kings & Queens è un disco comodo da ascoltare come un paio di pantofole sfondate: estate o inverno, da quel meticciato musicale salta sempre fuori la canzone giusta. Alla peggio si può giocare a scoprire le influenze dei suoi mille padri.
(7.3/10)
Scheda: Jamie T
Pubblicazione: 27 Aprile 2010
File under: indie pop
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