Arriva infine anche nel vecchio continente l'omonimo album di debutto di Harper Simon, uscito negli States lo scorso ottobre per la di lui etichetta Tulsi Records. Il trentottenne sembra aver chiari i limiti e i pregi della propria calligrafia, ragion per cui propone un lavoro piacevole, onesto, realizzato al meglio grazie ai considerevoli mezzi a disposizione (non si è figli del grande Paul senza conseguenze). Dal produttore Bob Johnston al bassista Mike Leech, dal chitarrista Lloyd Green all'armonicista Charlie McCoy fino al batterista Gene Chrisman, si tratta di gente che ha inciso assieme ai Dylan, agli Elvis, ai Byrds.
Tanto bendiddio conferisce ai pezzi di Harper una pelle incantevolmente tiepida e levigata, benché la scrittura non spicchi per brillantezza né tantomeno per originalità. I geni paterni sono ravvisabili (strategicamente?) soprattutto nei brani che aprono la scaletta - la chiesastica All To God e la trepida Wishes And Stars - nonché of course in quella The Shine scritta proprio da paparino. Quindi, tolte le situazioni in stile nashvilliano come Tennessee o All I Have Are Memories, le coordinate espressive ricordano vieppiù un Elliott Smith tra l'efebico (The Audit, Berkeley Girl) ed il lunatico (Ha Ha), mentre Shooting Star gioca con una certa disinvoltura la carta della ballad Tom Petty.
Nel complesso, non c'è nessuna infamia da segnalare. Neanche troppe lodi, a dire il vero.
(6.3/10)
Scheda: Harper Simon
Pubblicazione: 26 Aprile 2010
File under: folk rock
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