Dopo quel gioiellino di Rubies (2006), è ormai difficile non guardare a Dan Bejar come a uno dei migliori autori pop in circolazione – opinione cementata dalla parentesi freak-psych dei Swan Lake (insieme a Spencer Krug dei Wolf Parade e Carey Mercer dei Frog Eyes) e dall’ennesimo colpo gobbo in seno ai New Pornographers (il recente Challengers). L’ottavo album della sua band-vessillo Destroyer deve dunque combattere con quest’idea; un confronto da cui emerge un soggetto musicale mutevole, ancorché colto in una sorta di transizione (o, se volete, cristallizzazione). Perché è vero che, rispetto al caleidoscopio dell’album precedente, i toni si assestano giusto su un paio di modelli (l’uptempo indie-pop caracollante à la Pavement di Dark Leaves Form a Thread; la ballata folk in sognante sospensione di Foam Hands – due episodi peraltro ottimi); ma è altrettanto evidente che Trouble In Dreams- nomen omen - mantiene costante un ambiente sonoro dove tutto avviene in punta di piedi, in una nebbia che confonde i contorni, narcotizza e ammalia.
Una pienezza espressiva certo invidiabile, a cui si somma il songwriting sempre visionario di Bejar (come dire, Bowie, Barrett, Dylan, Stephen Malkmus e Robyn Hitchcock insieme nella stessa testa), completato da arrangiamenti ricchi di dettagli impressionisti (fraseggi discendenti di chitarra, melodie che si sovrappongono, lievi tocchi di piano), quasi piccole pennellate che gradualmente formano l’immagine – vedi l’iniziale Blue Flower/Blue Flame. Insomma, i pregi prevalgono sui difetti (che poi non sono molti, a parte la ripetitività delle formule e l’indulgenza di un episodio evitabile come Shooting Rockets from the Desk Of Night's Ape, melodrammatica e tesa ballatona glam). Del resto, la freschezza e l’intensità di episodi come My Favourite Year - con le sue infinite guitars - e Rivers conquisterebbero le orecchie – e il cuore – anche dei più scettici.
(7.0/10)
Scheda: Destroyer
Pubblicazione: 07 Marzo 2008
File under: folk pop
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