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Genere

canzone d'autore

Data di uscita

Maggio 2010

Pubblicazione

28 Aprile 2010

Amor Fou

I Moralisti

EMI

E alla fine lo si dovrà pur trovare il disco. Quello che racconti questi anni con la precisione necessaria, con l'urgenza indomita propria di chi vede crollare ogni cosa nell'indifferente tutti contro tutti odierno. Quello che, al di là di ogni blockbuster feltrinelliano e di ogni istinto apparentemente generazionale, cerchi una via (felicemente) intellettuale dentro ma contro lo zeitgeist contemporaneo, prima della caduta o forse durante essa, chissà. E sono gli Amor Fou questa volta a provarci, andando a scovare quelle vite lontane dalla pseudorealtà televisiva dove permane e si svela una morale, intesa come capacità di compiere una scelta di vita, non necessariamente positiva ma capace a sua volta di svelare molto di un Paese sempre più privo di stimoli e sempre più atomizzato nel suo essere ancora massa e per giunta di individui.

I Moralisti, appunto. Ovvero ciò che hanno già fatto in tanti qui da noi, ma nessuno con gli stessi risultati eccellenti di un Benjamin Biolay in Francia. Prendere una tradizione, quella cantautorale tanto nobile quanto infeltrita sia di qua che di là dalle Alpi, e instillarle una botta di vita, quindi di bellezza come apertura al nuovo, per aggiornare chi ascolta e aggiornarsi, con efficacia e grazia. In altre parole i Blonde Redhead dentro De Gregori, gli Wilco infiltrati in Guccini, i National tra le costole di Venditti. Per fare il disco che costoro, dinosauri se non proprio pinocchi coi pianoforti a tracolla, non faranno più.

Ecco dunque dopo un cambio di formazione (via Malfatti e Saporiti, dentro Giuliano Dottori e Paolo Perego) e una sterzata anti-Morr verso l'analogico, quella manciata di canzoni che potrebbero mettere il punto e a capo ai tanti discorsi sullo stato di salute della nostra canzone d'autore, costruite con versi rapidi e incisivi come i frame cinematografici di Petri o Sorrentino. Le rotondissime frange di piano e drumming vigoroso delle splendide De Pedis e Anita, il Paolo Benvegnù sciolto da ogni laccio lessicale di una ballad a dir poco commuovente qual è Le promesse, il beat lampeggiante come un'insegna sixties di Peccatori in blues jeans, la dolceamara filastrocca degregoriana de Il mondo non esiste, il già sentito ma apprezzato prestito Battisti di Filemone e Bauci. E su tutte il megalite sonico di Dolmen, come gli Altro se scrivessero tre righe tre per gli Interpol e ne venisse fuori non solo una canzone d'amore spaccaossa, ma proprio il mausoleo funerario, sociale poiché esistenziale, di una collettività che, frammentata in tanti «io» e «tu», lamenta un rabbioso e disperato «fossimo almeno noi».

Alessandro Raina, finalmente all'altezza anche nell'interpretazione, non ha mai scritto così bene, con così tanta precisione e imprevedibilità, come qui. A proposito: fate l'elenco dei personaggi narrati e diteci se li avreste mai immaginati per un titolo come I Moralisti. Un motivo in più per augurare un ruolo di opera definitiva ad un disco che per ora è sicuramente un bellissimo capolavoro.

(8.0/10)

Scheda: Amor Fou

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Luca Barachetti
Luca Barachetti (Album 2010)