Recensione
Pigeons Here We Go Magic
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indie pop Voti redazione e staff

Here We Go Magic

Pigeons

Secretly Canadian

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Parlammo di Luke Temple esattamente un anno fa, quando esordiva appunto con la sigla Here We Go Magic sulla scia dei Vampire Weekend e di quei Paul Simon " Graceland days" cui pure il Nostro contribuì al ripescaggio. Nell’arco di 12 mesi le cose cambiano e giocoforza tocca reinventarsi. Temple lo fa senza perdere smalto in Pigeons la cui componente negroide lascia il posto a un'indole essenzialmente indie rock. E nel cambio di pelle ne vengono due delle migliori cose mai uscite sotto questa sigla: una delizia alla stregua dei Grandaddy dal passo trasognato e tastierine fanciullesche (Casual) e una felpata psichedelia tangente gli Air di The Virgin Suicide (Land Of Feeling).

Ma il ragazzo piace anche per ricordarci un Jeff Buckley in salsa lo fi (Bottom Feeder) laddove la voce ora dolce (F.F.A.P.) ora calata glam (Surprise), si lascia alle spalle lo spauracchio Simon per rammentare addirittura Robert Wyatt. Alla resa dei conti, è il grande vecchio di Canterbury la presenza fissa e tangibile di un'opera a cui perdoniamo perfino la poca sostanza di Hibernation e Collector in attacco, di contro a Vegetable Or Native e Herbie I Love You, Now I Know declinate etno come nel debutto. Un altro strike che ascolteranno in pochi. In questo caso però, del proselitismo non sarebbe peccato.

(7.0/10)

Pubblicazione: 31 Maggio 2010

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Gianni Avella
Gianni Avella (Album 2010)

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