Recensione
Dust Ellen Allien
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Minimal Voti redazione e staff

Ellen Allien

Dust

BPitch Control

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A scanso del titolo e dei suoi riferimenti espliciti, dalle collaborazioni con AGF nell'ultimo Sool ad Apparat nell'oramai classico Orchestra Of Bubbles, Ellen Allien è sempre più con un piede fuori piuttosto che dentro lo scacchiere della pista da ballo.

La cornice di acciaio e ghiaccio auf Berlin resta il marchio di fabbrica, ma era fin troppo chiaro che il nuovo lavoro sarebbe stato diverso e così è stato. Fin dall'apertura in odor di wave (Ourutopie) ai sussurri ebm di Flashy Flash, il ruolo degli strumenti, campionati e suonati (chitarre, xilofoni, bassi e piano) è stato incisivo tanto quanto il dialogo con i generi pre-techno e pre-E.

La cassa in quattro è dunque arginata e tracce come My Tree e Should We Go Home si addentrano addirittura nella classica (per strumenti a fiato) e nella piece elettronica per teatro. Non sono novità assolute per Ellen ma senz'altro le pop song spiazziano il fan: Sun In The Rain e You, sono canzoni vere e proprie, persino più dream-troniche di quanto il più avvezzo Apparat abbia mai fatto.

Il lato più propiamente dance torna infine nell'orchestra di bollicine che tutti abbiamo apprezzato nel 2006 (Ever), oppure in una versione deep-house (Schlum!), mentre il passo oltre l'IDM (Dream) avviene nel segno dei migliori Black Dog.

Ellen ha sostituito la ketamina con le proteine e la nuova dieta non può che averle giovato. L'alternanza delle diverse specialità risponde sempre a una buona fattura e forse per la prima volta in una sua recensione la parola minimal non comparirà nelle prime trenta battute. Nondimeno per quanto solido è un lavoro di transizione. Aspettiamo la prossima mossa.

(7.0/10)

Scheda: Ellen Allien

Pubblicazione: 22 Aprile 2010

File under: Minimal

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