Recensione spot
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Genere

funk-soul

Data di uscita

Marzo 2010

Pubblicazione

21 Aprile 2010

Erykah Badu

New Amerykah, Part Two: Return of the Ankh

Universal Motown

Il primo volume della saga della Nuova Amerykah era senza mezzi termini un capolavoro. Normale che questa Part Two fosse uno dei dischi più attesi del 2010. L'anteprima mesi fa, con la traccia esclusiva per iTunes Jump In The Air, aveva un po' messo in allarme, produzione efficace dei due curatori baduiani RC Williams e Jah Born ma feat inopinati: quella mezza tacca di Lil Wayne e un Bilal (compagno della Badu nello storico collettivo Soulquarians) abbastanza incolore. Per fortuna, il disco è tutt'altra cosa e - come da programma - si propone come rovescio del precedente (sperimentale, elettronico, barocco, schierato), e quindi quadrato, suonato, asciutto, intimista.

Il solito cast stellare affianca la Badu per un lavoro lineare e di immediata godibilità in cui si bilanciano perfettamente classe, mestiere e ispirazione. Lei miagola come sempre e i tappeti che le stendono sotto sono funk-soul vellutato (Window Seat, con Questlove alla batteria), sensuale (You Loving Me), pulsante (Fall In Love), gommoso (Turn Me Away, al basso Stephen "Thundercat" Bruner), con aperture alla fischiettabilità più pop (Gone Baby, con un campione dai Wings di Paul McCartney). Il tocco di Dilla - è davvero incredibile - si riconosce già dall'attacco; Shafiq Husayn ritaglia un delizioso inciso jazzprog di piano e batteria; Madlib si ricollega alle produzioni che aveva realizzato per il primo volume con un pezzo di molle psichedelia (complice l'arpa di Kirsten Agresta); James Poyser produce un paio di brani e suona buona parte delle tastiere, con un feel jazzy che trova però la sua massima espressione nella suite conclusiva, dove si ricongiungono ancora una volta allieva (Georgia Anne Muldrow) e maestra.

Erykah è sempre inquieta: lo si capisce stavolta - più che da segnali specificamente musicali o testuali - da indizi contestuali. La copertina dell'album, sottilmente disturbante, pensata dallo psicomago Alejandro Jodorowsky, e il video del primo singolo, Window Seat, con nudo integrale e allusione al passato buio dell'America: l'uccisione di JFK.

(7.3/10)

Scheda: Erykah Badu

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Gabriele Marino
Gabriele Marino (Album 2010)