E' il disco della quadratura del cerchio. Quello in cui tutti i nodi,
hard and heavy, vengono al pettine della peculiare visione psichedelica
dei washingtoniani. Registrato a Los Angeles, Old Growthaffina ancor di più le visioni d'antagonismo fantastico narrate da
Simon, agganciandole a sofisticazioni jazzy e ad un sound duro e
“massimalista” al contempo (Between Me And The Ground).
Obiettivo non dichiarato: precedere l'emozione poetica suscitata dalle
visioni delle liriche di ciascun pezzo imbrigliandola in una rete fitta
di riff duri, semplici, ipnotici e massimamente comunicativi (seppur
parchi nella loro linearità).
La melodia spesso la fa da padrona, e
sembra davvero che Jason sia un cantautore moderno accompagnato da una
band heavy (What Needs Must Be). Si ritorna anche ai vecchi vizi southern (l'opener Ain't Got Nothing To Go Wrong) ma cantati come in trance sonnambula, come da degli Allman Brothers in jam session nottambula coi Pink Floyd di Jugband Blues. Il che è tutto dire! Eccentrici al resto del CD, ci sono episodi come Seven Seers (raga-rock da incubo) o The Queen Of All Returns,
omaggio ai Mountain maggiormente monolitici.
Il disco è un capolavoro di inflessioni hard'n'heavy, come si diceva, e migliora spessissimo anche i modelli originali cui sembra rifarsi. Amanti dell'hard rock seventies purista, astenersi tutti. Tutti gli altri, si facciano pure avanti baldanzosi e speranzosi.
(7.5/10)
Scheda: Dead Meadow
Pubblicazione: 15 Febbraio 2008
File under: psichedelia
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