Con certi dischi basta leggere l’etichetta e subito ogni cosa è chiara come il sole o quasi: al secondo volume di pepite provenienti da anni in cui il Sud Africa era ancora prigioniero dell’apartheid, la Strut spulcia tra i devoti di funk, soul ed errebì. Di una musica d’importazione americana che, guarda un po’, rintracciava la propria genesi giustappunto in Africa ed ecco un cerchio che si chiude. Nonostante l’ostracismo governativo, nacque in tal modo una piccola ma florida scena, per quanto non sempre capace di riappropriarsi del suono di Fratelli che, al di là dell’Atlantico, facevano di nome James Brown, Meters, Booker T.
Dunque spetta a chi fonde e mescola i prestigiosi modelli con la propria realtà convincere: Mgababa Queens, J.K. Mayengar & The Shingwedzi Sisters, Soul Throbs e Mahotella Queens scuotono membra e cervello e rimandano Talking Heads, Specials e Can là dove tutto ha avuto origine. Soprattutto esaltano Gibson Kente e la sua Saduva, nemmeno tre minuti di funk sciacquato nell’acido lisergico che vorresti protratto all’infinito. Escluse tali favolose eccezioni, lungo un’ora abbondante ci si stupisce meno dell’usuale e nondimeno si gode spesso e volentieri. Impossibile avere di meglio, in attesa del terzo tomo incentrato sul jazz del periodo 1960-1978. Non stiamo già nella pelle (nera)…
(7.0/10)
Scheda: AA.VV.
Pubblicazione: 20 Aprile 2010
File under: African funk
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