Niente pare poter arrestare la creatività di Will Oldham e il suo fluire incurante di tutto. Delle logiche di mercato in primis, considerando che sono trascorsi pochi mesi dal carbonaro Funtown Comedown, lavoro edito solo in vinile per la piccola Sea Note. Della pazienza di ascoltatori e appassionati poi, sommersi da decine di uscite quotidiane di natura fin troppo spesso “usa e getta”. Questioni che l’uomo del Kentucky giustamente ignora, appartenendo a ben altra e più solida categoria. Il suo metro non è Ryan Adams, semmai Leonard Cohen: come lui e i suoi pari, Will asseconda cuore e umori al momento di compiere delle scelte. In ciò ha origine la difficoltà (che trovi anche in Bob Dylan…) a farsi mettere in una teca e accumulare polvere.
Come puoi “fermare” l’identità che mette in mostra, se solo lui (forse) sa cosa accadrà di qui alla prossima raccolta di canzoni? Per ora, queste ultime sono più asciutte che nel recente passato, acusticherie romantiche ridotte al minimo ma cosparse di dettagli importanti (su tutti certi impasti di voci che ondeggiano e portano via); ogni tanto solcate da elettricità lieve (esemplare Teach Me To Bear You) e che indubbiamente richiedono tempo per essere afferrate. Emett Kelly maneggia la chitarra e la Cairo Gang esegue come il gruppo di amici che è, per lo più rinunciando alla batteria poiché intima è la chiave di lettura.
Ascolti da dietro una porta semiaperta e la sobrietà del mezzo aiuta il messaggio ad arrivare. Lo dimostrano le sfoglie di classicità Something Coming Through (David Crosby in rivoli di purezza), Troublesome Houses (una scheggia da After The Gold Rush) e Merciless And Great (cinque minuti di lame senza ruggine), bilanciando i rari momenti in cui si gira attorno a un vibrante già detto. In mano ad altri, infatti, la California seventies di That's What Our Love Is sarebbe pura pantomima. Qui si trasforma nell’ennesima trasfigurazione cui non puoi rinunciare.
(7.3/10)
Scheda: Bonnie "Prince" Billy, Cairo Gang
Pubblicazione: 15 Aprile 2010
File under: indie folk
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