Canta con la tenera autorevolezza di Nick Drake, ed è irresistibile quando si muove tra il garbo d'un James Taylor, la gravità spiegazzata di Will Oldham e il solenne caracollare di Mark Kozelek. Sam Amidon è tornato e con lui i soliti compagni di viaggio, in primis il produttore Valgeir Sigurðsson (Mùm, Cocorosie, Björk...), il chitarrista australiano Ben Frost ed il poliedrico Nico Muhly, con l'aggiunta di una appassionata e meravigliosamente discreta Beth Orton (chi si rivede!).
Come e più del precedente All Is Well questo I See The Sign conduce il folk del ragazzo del Vermont tra esotismi nordici, ipnosi da camera e vibrazioni post-tribali (vedi l'iniziale How Come That Blood), straniandolo in qualche modo, consegnandolo ad una dimensione assieme familiare ed inedita. Un tepore affettuoso e scostante attraversa le undici tracce, come reminiscenze sbalzate nel futuro e ritorno: è il caso di Way Go Lily e Johanna The Row-di, incantevoli canzoncine della cantante gospel Bessie Jones che Sam ascoltava da bambino. I pezzi originali sono fatti di premura grave e appassionata, come quella I See The Sign che procede jazzy e attonita come un lascito Talk Talk. Oppure si muovono con dolcezza incalcolabile e spersa (Kedron), alimentando un trasporto vaporoso che si esalta incrociando la voce della Orton (Relief, You Better Mind).
Anche noi abbiamo visto dei segni, e sono abbastanza chiari: Sam Amidon è un grande.
(7.6/10)
Scheda: Sam Amidon
Pubblicazione: 13 Aprile 2010
File under: avant folk
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