Nuovo capitolo nella sconfinata epopea Robedoor con cui prosegue il ripensamento del sound già stigmatizzato nel precedete Raiders. Il duo di LA nelle ultime uscite ha infatti affiancato ai droni color pece degli esordi una sezione ritmica tanto minimale quanto dannatamente greve che conferisce ai brani un’estrema aura down-tempo; un doom metal ultra distorto e catacombale che ha negli svedesi Ättestupa gli unici degni rivali.
Queste dunque le coordinate lungo cui si muove Burners e le tre lunghe cavalcate che lo compongono: riff blues saturi all’inverosimile sommessi lamenti in odore di salmo, picchi di orgiastica confusione strumentale. Data la natura volutamente free della proposta è difficile azzardare una classifica delle varie release, ma l’entrata in squadra del batterista Grengras aggiunge una marcia in più a quello che è forse l’ultimo erede del suono più estremo dei Duemila, portandolo ad un nuovo livello di incisività e di estatico scompiglio. Ascoltare per credere.
(7.2/10)
Scheda: Robedoor
Pubblicazione: 22 Aprile 2010
File under: Drone Rock
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