Recensione
DNA Aucan
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post-math-rock Voti redazione e staff

Aucan

DNA

Africantape

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DNA è un ep, almeno ufficialmente, anche se per durata e soprattutto suggestioni è un album a pieno diritto. Nello stesso modo in cui l’omonimo esordio prometteva, sin dalla foto di copertina, la frantumazione di un retroterra musicale di matrice dopo-rock, DNA fa un passo ancor più profondo, ponendo sin dal titolo al centro dell’ep la riflessione sul codice genetico del gruppo bresciano.

L’ossatura ritmica, innanzitutto, vero pilone portante del suono della band e che qui sottende ad almeno 4/5 del disco: inasprita verso un ossessivo pulsare (quasi)techno (Rooko) o in un dancehall para-industriale alla Blade Runner (Crisis); o ancora, aprendosi a melodie black trasfigurate in DNA o palesandosi in trasversali rimandi battlesiani in Urano 2, complice anche il raddoppio percussivo di Jacopo Zu Battaglia. È però l’insieme virato al nero, plasmato su atmosfere sinistre e immmaginario da droga andata a male, come di capannoni industriali in disuso o disgregarsi di materia (una volta) vivente – perdetevi nel lungo, straniante, droning da giorno del giudizio di The Darkest Light – a dare un senso al tutto. Un nuovo senso di intendere la propria natura musicale, il proprio DNA.

(7.0/10)

Scheda: Aucan

Pubblicazione: 13 Aprile 2010

File under: post-math-rock

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