Che il fenomeno Tinariwen dovesse prima o poi generare dei figliastri era più che prevedibile. Ma se i figliastri in questione hanno i pregi dei Tamikrest allora non possiamo che gioire e sperare in altre nascite. Ousmane Agg Mossa, maliano di Tinza, oggi ventisettenne, cresce ascoltando su precarie cassettine le gesta del gruppo di Ibrahim Ag Alhabib e impara a suonare la chitarra secondo la tradizione tishoumaren. Normale che ad un certo punto trovi persone appassionate come lui al “Tuareg-blues” e fondi un gruppo, meno che come per i Tinariwen anche per i Tamikrest sia fondamentale il passaggio al Festival in the Desert del 2008, ad Essakane. Lì infatti sono vicini di tenda dei Dirtmusic di Chris Eckman, il quale si innamora della loro musica e un anno dopo vola a Bamako, ai Bogolan Studio fondati da Ali Farka Touré, per produrre il disco d'esordio del gruppo, che è appunto Adagh, e registrare l'ultima fatica Dirtmusic (con Chris Brokaw e Hugo Race) a cui parteciperanno proprio alcuni Tamikrest.
Diciamolo subito: i Tamikrest non sono al livello dei Tinariwen. Ma probabilmente è solo una questione anagrafica, perché le premesse ci sono tutte e qualcosa di buono, per non dire ottimo, si sente già qui. Meno ritmicamente compositi dei loro genitori musicali (in alcuni casi sembrano voler avventurarsi in semplici quadrature occidentali, vedi Aicha), acquistano ascolto dopo ascolto un'attitudine soul corale – che però col genere specifico non c'entra niente – difficile da trovare in quanto è provenuto fino ad oggi dal Mali e foriera di canzoni contagianti, complice qualche chitarra in levare – ma anche in questo caso il reggae c'azzecca poco. Nei testi raccontano la cultura dei nomadi Tuareg e le loro problematiche quotidiane con un'attitudine più gioiosa e meno barricadera dei Tinariwen (Mossa e compagni non hanno mai imbracciato le armi), tuttavia talvolta abbandonano le atmosfere solari e si concentrano su brani crepuscolari (Toumastin, con Race alla slide), se non proprio notturni (Aratane n'Adagh), a cui si affiancano sortite di autentica psichedelia desertica, come nella splendida title-track.
Insomma, lo dicevamo all'inizio: promettono assai bene, anche perché sono giovani e dichiarano di aver ascoltato molto altro al di là del tishoumaren (rap, hip-hop, rock recente). Staremo a vedere. Intanto viva la musica Tuareg.
(7.3/10)
Scheda: Tamikrest
Pubblicazione: 10 Aprile 2010
File under: Tuareg blues
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