Recensione
Everywhere At Once Edible Woman
Cover image
post-math-noise Voti redazione e staff

Edible Woman

Everywhere At Once

Sleeping Star

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Già in supporto ai Jesus Lizard, le prime avvisaglie di un suono più scarno e tirato s’erano sentite. Ora la conferma si chiama Everywhere At Once ed è un disco potente, screziato, frastagliato, per certi versi spiazzante sin dall’accoppiata iniziale Slightly Shifted e A Small Space Odissey. La prima un bozzetto da filastrocca pop 60s; la seconda un farfisa spacey che fa tanto anni ’70 ma che a metà della sua folle corsa si slabbra in una nenia psych che tritura Barrett e Kubrick.

Ad accompagnare gli Edible Woman c’è un nutrito stuolo di ospiti di rango: dai produttori Mattia Coletti e Lorenzo Stecconi (Lento) che prestano chitarra acustica e lowtuned al sax di Roberto Mazzoli e Marco Emoli. Ma non è questo il nocciolo della questione. Sono Andrea Giommi (basso, voce), Federico Antonioni (synth) e Nicola Romani (batteria) ad aver lavorato di cesello, cercando di affinare un suono che, potente, spigoloso e dissonante quanto si vuole, mostrava già in The Scum Album la volontà di superare se stesso. I tre hanno coraggiosamente scelto la via della bastardizzazione delle coordinate (post)math-noise adagiando le curve a gomito e le abrasioni di genere su un senso del pop che in alcuni casi (Goran Sarajlic) sfiora la melodia psych-pop alla Eno, in altri (Entomology) propone ballate malinconiche, in altri ancora (To My Brother) sembra distorcere il già devastante procedere oneidiano in una sorta di mayhem tribale e schizzato. Un po’ come accade con cover ed artwork, tutto è riconoscibile, seppur trasfigurato.

(7.0/10)

Scheda: Edible Woman

Pubblicazione: 05 Aprile 2010

File under: post-math-noise

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2010)

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