Recensione
Two Thousand & Ten Injuries Love Is All
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pop-punk Voti redazione e staff

Love Is All

Two Thousand & Ten Injuries

Polyvinyl Records

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Si giocano tutto sulla freschezza, i Love Is All. Cosa di per sé notabile, dato che il combo svedese si presenta al pubblico del 2010 non con un esordio, né con un sophomore, ma con una terza prova. Termine tardo-liceale che ben si presta all’adolescenza incallita e romantica cantata dal cinguettio punteggiato di raucedine emesso da Josephine Olausson – come del resto a tutta la materia di cui stiamo parlando, cioè i dodici pezzi di Two Thousand & Ten Injuries.

Dietro all’apparente semplicità ed essenza twee-pop punk, però, c’è un tentativo apprezzabile di quadrare il cerchio di abitanti vicini e lontani del genere. In Early Warnings e False Pretense i Nostri dimostrano di avere imparato la lezione offerta loro da Vampire Weekend, come del resto in Bigger Bolder riecheggiano le indicazioni dei primissimi Strokes, pur ammorbiditi. Ci sono anche tentativi di fare qualche passo (strumentale) più in là (The Birds Were Singing With All Their Might) e finte di corpo verso il post-punk (quasi funk-punk?) – sentite Dust, peraltro subito riallineata con un anthem morbido, un refrain corale e varie ed eventuali indiepop appena più ruvido.

Il segreto è sempre lo stesso, essere il più appiccicosi possibile (Kungen), al di là della parvenza di ruvidità e di rimandi garagisti. Ma niente oltranzismi. La ballata finale (Take Your Time) è dichiarata intenzione di non voler essere intransigenti. Una chiusura sofficissima, fatta di arpeggi leggeri e bolle di sapone. E forse è questo che più ci piace, per una volta, dei Love Is All: la totale indifferenza verso l’anti-indulgenza.

(6.5/10)

Scheda: Love Is All

Pubblicazione: 05 Aprile 2010

File under: pop-punk

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