Tre campioni dell’improvvisazione si incontrano sul palco della Playhouse nel nipponico Kitakyushu Performing Arts Center, l’8 gennaio 2009. Ambarchi alla chitarra, O’Rourke al piano e Haino alla voce, flauto, drum machine ed elettronica. L’ora di improvvisazione parte con il solito drone di chitarra di Ambarchi (un misto tra Sunn O))) e musica tibetana) che dopo una decina di minuti viene interrotto dal falsetto di Haino. Da qui in poi si capisce chi è - per questa volta - il leader: le vocals del giapponese saranno infatti il filo conduttore dell’ora di improvvisazione. In partenza meditazione sacra di voci bianche (Tima Formosa 1), nel mezzo una breve discesa su toni basso-baritonali con la non sorprendente improvvisazione di O’Rourke al piano che invoca il fantasma di Tudor (Tima Formosa 2), in conclusione un maelstrom che riporta il disco sui binari del miglior avant-metal contemporaneo tagliato con l’elettronica di Merzbow (Tima Formosa 3).
Obbligatorio per i fan dei tre artisti, consigliato a chi stravede per la pseudoavanguardia impolverata di Fennesz e per chi è in attesa del nuovo disco del combo di Stephen O’Malley (che ha peraltro curato l’artwork dell’album). Per gli altri merita sicuramente una passata.
(6.9/10)
Scheda: Oren Ambarchi, Keiji Haino, Jim O’Rourke
Abbonati al feed di Marco Braggion