In attesa del quinto album di studio, è uscita già da un po' questa retrospettiva della carriera dello stimato ex-Quadraphonics in cerca di conferme internazionali dopo gli anni d'oro (quando non di platino) nella nativa Norvegia.
In dieci anni circa di carriera, il nostro ha infatti messo insieme un songbook che potrebbe tranquillamente scavarsi una nicchia due passi più lontana dal pop rispetto ai conterranei Kings Of Convenience, o due più vicina rispetto al Jeff Buckley cui viene paragonato spesso (nemmeno a torto a sentire per es. Adelaide o A Lovestory).
Con gli afieri del NAM condivide la sommessa delicatezza generale e i paragoni con Nick Drake, e può ricordarli sulle spazzole a treno di Cecilia o di Something Real, ma se ne distingue per uno spettro sonoro non altrettanto terso sia strumentalmente (vedi i tormenti-Cave di I need love baby, love, not trouble), sia per il pathos dei falsetti Jeff-iani, ma anche per un rapporto col pop che passa per gli USA di un certo folk bianco venato soul, come l'ottima apertura di From Grace e che sa anche far dialogare steel guitar e jazz in One day You'll Dance For Me New York City, sdraiarsi sui Pink Floyd altezza Meddle di If We Want It, It's Right e Rise In Shame o scrivere una Dice che sarebbe perfetta per Isobel Campbell.
Lo scopo artistico di mostrare gli indubbi talenti dell'autore lo raggiunge, per quello commerciale vedremo. I numeri ci sarebbero.
(7.1/10)
Scheda: Thomas Dybdahl
Pubblicazione: 02 Aprile 2010
File under: Country-folk pop
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