Recensione
Malaikat Dan Singa Arrington De Dionyso
Cover image
etnogarage Voti redazione e staff

Arrington De Dionyso

Malaikat Dan Singa

K Records

Bookmark and Share Gallery

Arrington De Dionyso ha qualcosa di profondamente viscerale. Ogni nota siglata dal suo nome segna una presenza fisica e metafisica insieme della musica, del rumore, del filo rosso che conduce l’uomo al centro della terra. È un personaggio che studia da sempre, che non smette di lasciare a bocca aperta per i numeri che la sua ugola riesce a produrre – forse a volte non facile da seguire, nel momento in cui licenzia dischi giusto per documentare i progressi nelle passioni e nelle tecniche etno-oltranziste (à la Sublime Frequencies).

È mistico e sanguigno, all’essenza, Arrington, proprio come gli Old Time Relijun, specie negli indimenticati primi dischi del combo. Se proprio vogliamo trovare un difetto, lo rinveniamo nel rischio di limitare la musica a scenografia della voce, della gola, del clarinetto impazzito – uno sfondo su cui scatenare il talento e la tarantola che si annida nella gola infuocata. Non in Malaikat Dan Singa, dove ritroviamo l'efficacia e l’equilibrio graffiante di Uterus And Fire, e forse una delle produzioni migliori di quell’essere dionisiaco degli ultimi dieci anni. Lo testimoniano il ragamuffin scapestrato e abrasivo di Mani Malaikat (echi di ultimi Oneida?), che è un pretesto per gli sfoghi improvvisatori del fiato di Arrington su un ohm di retroguardia, come il garage ludico ed etnico del disco, che lo permea da Kedalaman Air e Nama Bersembunyi (ricordate l’androidpunk di Detroit?). Ciliegina, il rimando continuo a una versione mistico-garagista della musica indonesiana, richiamata da alcune vie di fuga, da meditazioni (Tenaga Halusinasi) e dalla lingua con cui De Dionyso scandisce le lyrics. Un album da recuperare dalla fine del 2009, e da continuare a riascoltare.

(7.3/10)

Pubblicazione: 29 Marzo 2010

File under: etnogarage

| Archivio
Gaspare Caliri
Gaspare Caliri (Album 2009)

Rss
copertina pdf #91