La Sera Della Prima
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Genere

noir

Durata

138’

Sceneggiatura

Laeta Kalogridis dal romanzo L’isola della paura di Dennis Lehane

Cast

Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Max von Sidow, Michelle Williams, Patricia Clarkson, Emily Mortimer

Musica

AA. VV.

Fotografia

Robert Richardson

Montaggio

Thelma Schoonmaker

Data

26 Marzo 2010

Uscita Film

Marzo 2010

trailer

Shutter Island

Martin Scorsese (USA, 2010)

Attenzione: chi ha già visto il film può leggere la recensione, chi, invece, non l’ha visto – e ha in progetto di farlo - farebbe meglio a passare ad un’altra lettura perché il bello di questo film è proprio saperne il meno possibile. Dai commenti carpiti en passant dalle persone all’uscita del cinema dovrei, in realtà, arrivare all’opposta conclusione: “Ma allora, alla fine, è un pazzo o è il più saggio di tutti?!” oppure: “Ma che vuol dire la frase finale meglio vivere da mostro o morire da brava persona?!”; in sostanza non ci si capisce molto e siccome il problema principale di uno spettatore è capire la storia e lo sviluppo degli eventi si dovrà pur trovare un punto finale, una conclusione dirimente del problema.

Eh sì, perché, nonostante tutto, siamo ancora attaccati a quel vecchio, stantio finché si vuole ma osservato con una certa nostalgia, problema della verità. È proprio questo il tema del film. Dove sta la verità? Chi ha la ragione? Non è forse più assurdo di qualunque tipo di comportamento deviato quel progetto di legittimazione dell’omicidio che è la guerra? Come riuscire a giudicare insano un certo comportamento? Che metro di giudizio abbiamo la pretesa di formulare per giudicare i comportamenti degli altri se a molte delle nostre manifestazioni insane (violenze, soprusi, ingiustizie) abbiamo dato parvenza di rettitudine morale e legittimità? Il tema che solleva questo film è, in un certo modo, il lato anarchico delle più profonde e personali convinzioni di un individuo. "La verità non è che un esercito mobile di metafore, metonimie e antropomorfismi, in breve una somma di relazioni umane…" diceva quel mattacchione di Nietzsche. Chi sono i veri pazzi? È un tema kafkiano, dice ad un certo punto la psichiatra Rachel Solando che lui trova, attraverso una serie di segni premonitori, nella caverna a riscaldarsi al calore del fuoco (temi archetipici entrambi). Le tue paure giustificate appaiono, agli occhi degli altri, ossessioni di una mente malata, i tuoi dolori saranno traumi insanabili, le ragioni più profonde, farneticazioni. Che poi, alla fine, tutto si ribalti e quelli che sembravano scienziati votati alla pratica della lobotomia e fascistoidi (gli americani fascisti?! Che fanno peggior cose dei loro nemici?!

Martin Scorsese azzarda questo parallelo con l’attualità e accenna alle opposizioni di potere politico…) siano in realtà psicanalisti giocherelloni che inscenano cure all’avanguardia come il role play che cosa cambia? La mezz’ora finale - che è fin esagerata nella sua lunghezza- non cambia nulla della tesi centrale: difficile e doloroso rimane il rapporto tra l’individuo e l’istituzione sociale. Più che una parabola su un uomo che deve accettare il suo dolore, il film sembra una denuncia dell’inadeguatezza – o responsabilità - della società rispetto a quel dolore. Impossibile, spesso, il compromesso. Mostri o brave persone?

Finita la parte seria avrei da dire qualcosa sul film: mi sembra che Scorsese si sia fin troppo innamorato del suo lavoro, mette troppa carne al fuoco e finisce per essere deludente. Ci sono scene girate con maestria: la prima apparizione del battello nella nebbia (calma piatta, bianca, lattea, nauseante più di una tempesta), la panoramica della fucilazione dei fascisti a Dachau. Ci sono le scenografie di Dante Ferretti e Lo Schiavo, i contrasti di luce e ombra (Orson Welles), l’ambientazione claustrofobia dei corridoi e dei padiglioni (infiniti, labirintici, cangianti come la mente umana), la natura selvaggia e archetipica fuori, i soprassalti al fulmicotone, i buchi neri (la chiesetta gotica, l’incontro con George Noise, la caverna). Eppure si esce dal cinema intossicati: Scorsese strafà. Poi mi irritano i riferimenti cinephile: passi Vertigine di Otto Preminger, vada anche Jacques Tourneur (l’isoletta misteriosa e l’ambientazione gotica, Le catene della colpa) ma non stonano le vagonate di riferimenti alla storia del cinema spesso citate a sproposito? Commenti che s’addicono al film: il troppo stroppia. Sono d’accordo con Giona Nazzaro (Film Tv n.9): Il processo di Welles è il suo (taciuto) più diretto riferimento.

copertina pdf #91