In un periodo di girotondi attorno al mondo stando comodamente in cameretta, rinnovati interessi groove nell'elettronica contaminata (Four Tet e Caribou), imperiture declinazioni PiL e tanta voglia di jazz esotico (Mulatu Astatke), le due ristampe della Phantom Band sembrano quanto mai illuminaanti. Il quartetto, nato dalle ceneri dei Can e forte della rinnovata intesa tra i due principali protagonisti, il batterista Jaki Liebezeit e l'ex bassista dei Traffic Rosko Gee, è quanto di meglio per scoprirne l'origine di certi incastri krauti di black music come il funk e jazz e ripercorre certe strade avantgarde dei primi Ottanta.
Tra i due album l'omonimo è senza dubbio quello più ordinario e post-Can giocato com'è sui velluti (You Inspired Me), levare cangiante (For M), ballad tinte pastello (Rolling) afro beat (I'm The One e Latest News), jazz-funk (Absolutely Straight); di tutt’altra pasta invece il successivo Freedom Of Speech nel quale un Gee dimissionario lascia il combo ad una svolta post punk dai tagli dub (da sottolineare che in quei giorni lo stesso Liebezeit pianificava Full Circle con Holger Czukay e Jah Wobble) evidenti fin dall’opener Gravity (monotonia di marca PiL).
In pratica sembrano un combo On-U Sound che gioca a fare i Suicide (il cantato di Sheldon Ancel in Brain Police e Dream Machine) ricordandosi nel mentre la propria missione (il dub straniante di Experiments). A distanza di trent’anni (il debutto è del 1980, il successivo del 1981) è Freedom Of Speech a suonare ancora fresco e brillante laddove l’opera omonima, già anacronistica (ma con gusto) ai tempi, ha il merito di inaugurare l’avventura.
Tutto rientra nel progetto di ristampe Bureau B, a cui purtroppo, limitandosi al solo catalogo Sky, non è permesso il recupero di Tarot di Walter Wegmuller, una reissue che i seguaci kraut attendono quanto attendevano la Phantom Band.
(7.0/10)
Scheda: Guglielmo Cappiotti
Pubblicazione: 01 Aprile 2010
File under: etnofunk/avant-garde
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