Recensione
WHB We Have Band
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Electro pop Voti redazione e staff

We Have Band

WHB

Naive

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Apparentemente niente di nuovo, né nel percorso (hype dopo meno di una manciata di canzoni tra singoli e compilation, qualche remix, passaparola sui social network) né nel genere (synth-pop anni '80 innervato dagli USA dei soliti Devo e Talking Heads e rinfrescato da qualche goccia di electroclash e TV On The Radio).

Ma il trio mancuniano con base a Londra ha un suo modo di accogliere le influenze, sciogliendole in un amalgama che tende a nascondere i sapori originali mediante un approccio all'insegna dell'obliquità: quella che li porta ad aprire un disco da dance-floor con i due "lenti" (i 3/4 anni '50 di Piano e la riflessiva Buffet), quella di certe melodie, ma soprattutto quella che fa loro evitare i tratti più sputtanati dei modelli, salvandoli così dalla caduta nel calderone della koiné p-funk anni '00 più manierata.

I singoli, reali e potenziali, come detto ci sono, funzionano e con quella scena condividono ovviamente parecchio, tra malinconie Human League, vitalità B-52's e Kraftwerk riciclati via LCD Soundsystem; ma c'è anche altro, che se rischia ingiustamente di passare in secondo piano è proprio per la stratificazione equilibrata dell'amalgama messa a punto dalla produzione di Gareth Jones (già con Depeche Mode e Interpol, per rimanere in argomento), ottimo nell'assecondare il gruppo sia sul lato catchy che su quello più elaborato, ma soprattutto nel far sì che, più per spessore e forza che per una cifra stilistica inconfondibile o particolarmente personale, il disco riesca a spiccare all'interno del genere.

(7.1/10)

Scheda: We Have Band

Pubblicazione: 02 Aprile 2010

File under: Electro pop

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