Recensione
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Genere

Electro pop

Data di uscita

Aprile 2010

Pubblicazione

02 Aprile 2010

We Have Band

WHB

Naive

Apparentemente niente di nuovo, né nel percorso (hype dopo meno di una manciata di canzoni tra singoli e compilation, qualche remix, passaparola sui social network) né nel genere (synth-pop anni '80 innervato dagli USA dei soliti Devo e Talking Heads e rinfrescato da qualche goccia di electroclash e TV On The Radio).

Ma il trio mancuniano con base a Londra ha un suo modo di accogliere le influenze, sciogliendole in un amalgama che tende a nascondere i sapori originali mediante un approccio all'insegna dell'obliquità: quella che li porta ad aprire un disco da dance-floor con i due "lenti" (i 3/4 anni '50 di Piano e la riflessiva Buffet), quella di certe melodie, ma soprattutto quella che fa loro evitare i tratti più sputtanati dei modelli, salvandoli così dalla caduta nel calderone della koiné p-funk anni '00 più manierata.

I singoli, reali e potenziali, come detto ci sono, funzionano e con quella scena condividono ovviamente parecchio, tra malinconie Human League, vitalità B-52's e Kraftwerk riciclati via LCD Soundsystem; ma c'è anche altro, che se rischia ingiustamente di passare in secondo piano è proprio per la stratificazione equilibrata dell'amalgama messa a punto dalla produzione di Gareth Jones (già con Depeche Mode e Interpol, per rimanere in argomento), ottimo nell'assecondare il gruppo sia sul lato catchy che su quello più elaborato, ma soprattutto nel far sì che, più per spessore e forza che per una cifra stilistica inconfondibile o particolarmente personale, il disco riesca a spiccare all'interno del genere.

(7.1/10)

Scheda: We Have Band

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