Recensione
Malelieve judA
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rock Voti redazione e staff

judA

Malelieve

Il verso del cinghiale

Esistono dischi totalmente emo senza possedere una nota riconducibile all’emo. Malelieve, comeback dei judA, ne è perfetto esempio. Grunge-rock psichedelico si definisce il giovane trio, ma forse si va solo di coordinata generica per inquadrare un suono che fa del pathos e della struggente evocazione emotiva la sua forza, mettendovi al servizio una carica strumentale non indifferente.

Il cantato autoctono aiuta in questo senso, sfruttando certe caratteristiche della lirica in italiano che i tre – Marco Antoci D’Agostino (basso/voce), Sergio Fossati (chitarra) e Alberto Mangili (batteria) – piegano sapientemente agli stilemi rock anglofoni alla Alice In Chains/Soundgarden. Ne è esempio la splendida Il Tuo Male, lunga suite rock (hard-, post-, heavy-) struggente e malinconicamente melodica composta di crescendo e sbilanciamenti vuoto/pieno non banali, messi al servizio di liriche su mali interiori, illusioni e perdite più o meno necessarie. Il resto non è da meno nell’appoggiare trame (semi)cantautoriali di stampo indie in metrica libera (Trema, Invasa Da Umori A Distanza con ospite sua maestà Xabier Iriondo) ad un interplay potentissimo solo apparentemente di matrice post-rock alla Mogwai (l’alternanza restrain/release e la compattezza delle chitarre), ma in grado di slanci post-core apocalittici alla Neurosis come di intricate e cerebrali costruzioni strumentali.

Bravi i judA, autori di un disco sentito, schietto, non artyfatto. Bravi soprattutto per intendere la musica come una passione da non svendere al primo che passa. Si chieda all’Hollywood cosa ne pensano in proposito.

(7.0/10)

Scheda: judA

Pubblicazione: 30 Marzo 2010

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