Nonostante ci sia sempre un po' troppo produttore dietro alla maschera del musicista, il buon Rafter questa volta le canzoni le raddrizza. Anzi, se non fosse per quei testi un po' idioti ci crederesti davvero che s'è messo a pensare a quello che farà da grande. Per esempio pop - scritto maiuscolo, come lui stesso precisa -, tra pletore di synth, percussioni e strumenti veri che indagano uno stile alla volta, evitando quasi del tutto siparietti inutili e affidandosi finalmente a una produzione pulita, ruffiana ma intelligente.
C'è spazio per il vocoder da piani alti virato Daft Punk nell'operner No Fucking Around e nel singolo Fruit, per arrangiamenti caraibici Vampire Weekend e per tanto funk bianchissimo condito da smalti r'n'b: in pratica, il meglio dell'avant traghettato pop stellestrisce, il portato indie traslato world, l'esotismo che in Timeless Form, Formless time mastica sofisticazioni à la Sea And Cake e ribalte Madagascar (quello della Pixar). Non mancano momenti cheesy (Never Gonna Die), uno houmor tipicamente americano da sempe parte integrante dei modi rafteriani e una certa giocosità che sfocia in un format divertito e divertente. Senza che la bravura diventi un peso ed evitando la chirurgia pedante. In una parola, uno spasso.
(7.1/10)
Scheda: Rafter
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