Recensione
Rox Mixtapes & Cellmates
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Rockgaze Voti redazione e staff

Mixtapes & Cellmates

Rox

Tangled Up

Saturazioni elettriche, languidi cantati dal candore macchiato di sangue, tastierine twee, testi esistenziali. L’omonimo debutto degli svedesi Mixtapes & Cellmates è stato il mix di un po’ tutto questo. Era il 2007 e il rifiorire dello shoegaze abbinato a fascinazioni indie rock dalle forti ascendenze emo di band quali Mineral o Sunny Day Real Estate, non aveva ancora partorito i The Pains Of Being Pure At Heart o rinvigorito la cifra stilistica dei Deerhunter, né tanto meno riportato in voga il verbo professato dai My Bloody Valentine. Insomma, i Mixtapes & Cellmates si muovevano in quei mondi lì con sorprendente disinvoltura, lontani da qualsiasi hype e dal furbo affidarsi al vento che tira.

Con Rox la strada maestra è la stessa, ma prevalgono divagazioni in direzione di un suono più robusto e spigoloso, meno istintivo e deliziosamente fragile,  abbinate a piacevoli sbandate elettroniche di stampo New Order. In un certo senso, è il classico disco della maturità: certifica un’evoluzione stilistica costruita a colpi di pezzi dall’identità precisa che non si accartocciano in cliché stantii, ma paga pegno smarrendo in parte le dolci inquietudini degli esordi, magari naif e non sempre a fuoco, ma dotate della spontanea freschezza al calor bianco che seduce senza remore. Solido e ben congeniato, ma non conquisterà mai davvero.

(6.4/10)

Pubblicazione: 24 Marzo 2010

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