Recensione
James Tenney Zeitkratzer
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Avanguardia Voti redazione e staff

Zeitkratzer

James Tenney

Zeitkratzer Records

Zeitkratzer è come già detto, un dubbio, ancor prima di un collettivo. Zeitkratzer è ora James Tenney, sotto la serie Old School, come nel caso dell'altro tassello dedicato a John Cage.

Old School sia chiaro, perché nelle intenzioni del collettivo capitanato da Reinhold Friedl, la causalità, cioé ciò che viene prima e ciò che viene dopo, ha un ruolo perlomeno decisivo nel fare di una serie, appunto la Old School, lo specchietto per le allodole in fieri di un nuovo suono. Un suono che passa da un collettivo sempre in movimento, il cui intento attuale è quello di rivitalizzare, o reinterpretare, con un gusto non si sa fino a che punto puro, l'essenza di quanto di buono c'è stato tra i compositori della vecchia guardia. E di farlo quasi alla stessa maniera dei migliaia di musicisti dronico-sinfonici in giro per il mondo. L'unica differenza è che qui c'è di mezzo la dizione "musica colta" che fa, in parole povere, l'unica differenza... (anche se si tratta di una differenza di pura forma).

Bisognerebbe dare un taglio d'articolo non tanto ai suoni contenuti in ogni dischetto di Zeitkratzer, quanto agli intenti da repertorio ed alla necessità di reinterpretare degli autori certamente non-dissimili né unilaterali come Tenney e Cage per comprendere fino a che punto il gioco al ripescaggio sia adeguato e quanto in questo bisogno di contemporanizzare certi autori non vi sia che uno stanco quanto furbo richiamo alla monetizzazione o alla ricerca di crediti per festival internazionali spesso commissionati con cangianti risarcimenti.

James Tenney è conosciuto per i suoi celebri crescendo e decrescendo per climax, picchi dinamici, spazializzazioni strumentali e la sua musica perlopiù potrebbe venir letta come l'immanenza stessa, la ricerca di una forma narrativa immanente basata sul bisogno di gravità o di sintesi di opposti bilanciamenti, spesso dettati dal circolo delle quinte, o da overtones strutturati su triadi in C.

Quello che più fa pensare in questi casi è che autori come Tenney o Cage, avevano basato tutti gli sforzi sonori ed extra-sonori sul tentativo di fuoriuscire dal soffocante universo accademico con argomentazioni di natura extrasensoriale ed extrateorica contenuta in buon parte già nella loro musica, quantomeno disallineata dall'universo chiuso delle accademie. Stupisce che Zeitkratzer, sia nelle otto pagine di libretto, sia nella linea formale ed informale dei pezzi si ostini ad imprimere con un rigido sistema calligrafico dalla natura quasi ritorsiva.

Più che sdoganamento sembra respingimento. Respingimento per una New School molto più pretenziosa, spocchiosa e sterile di quanto gli autori presi in considerazione non siano stati mai.

(5.5/10)

Scheda: Zeitkratzer

Pubblicazione: 29 Marzo 2010

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